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brunetta, mio dio
Attenzione: Brunetta fa sul serio.
Fa le liste di proscrizione al contrario.
Fa l’anti-Silla, lui.
Sentendosi evidentemente appagato dal suo ruolo di vendicatore mascherato, il ministro ha deciso questo: che – mio dio – per «valorizzare il merito» (prima o poi qualcuno avvierà una riflessione seria sulla contestualizzazione del termine merito, per la sua sottoposizione a un’indipensabile revisione critico-filologica), da settembre «sono pronti 200 milioni per premiare i dipendenti virtuosi. Premieremo i bravi con soldi, carriera e nomi su Internet».
Come scimmiette, li tratta. Come veline. Come i cantantini di Amici.
Come i bambini dello Zecchino d’oro che vengono votati con le palette.
Il mio nome su Internet, che bello! Diventerò famoso!
E poi.
E poi io vorrei che Brunetta e tutti i brunettidi mi dicessero cosa significa «i bravi», chi decide chi ricade sotto l’agognata definizione, e perché uno bravo è bravo.
Per esempio, ma faccio solo per dire: se un giornalista è bravissimissimo e trova uno stra-casino di splendidissime notizie verificatissimissime e inedite, ma per pura sfiga quelle notizie riferiscono di cose turpi, orrende e terribili che ha fatto il suo editore, beh, quel giornalista è da premiare perché è bravo o da licenziare perché diventa un problema?
Sono sicura che Brunetta mi direbbe: «Eh, no, signora Sgaggio: non riuscirà a farmi dire cose che non ho pensato! Va premiatissimissimo, eccome!»
Già. Fantastico.
E se l’editore che ha fatto le cose turpi fosse lui?
Che palle. Che palle. Che palle.
Non ne posso più di queste uscite ideologiche da maestrine che spartiscono il grano dal loglio, di queste frasi che pretendono di mettere tutti d’accordo perché fingono di parlare in termini di buon senso piano e lineare, come tanti cappuccetti rossi che portano la merendina alla nonna.
Cos’è il «merito»?
Un concetto matematico?
Statistico?
Quantitativo? Misurabile? Dipendente da quali e quante variabili?
Qualitativo?
Ideologico?
Storicizzabile?
Fisso?
Politico? Politicizzabile?
Diverso a seconda dal punto di vista da cui lo si guardi?
Quant’è comodo fare i ministri col grembiulino da massaia!
E quanto, quanto scellerati sono i miei colleghi che:
a) instillano nei lettori l’idea che un grembiulino da massaia (di sera, se femmine, un’autoreggente di pizzo), una calcolatrice analogica e un cestino di buon senso sia tutto ciò che serve per fare il ministro;
b) fingono di non capire (ma ce ne sono anche di molto limitati, questo va detto ben chiaro; e, come tutti gli idioti che agiscono in buona fede, i limitati sono una iattura rovinosa e inestirpabile) che si stanno prestando a un’operazione esclusivamente ideologica.
Io spero che qualcuno li paghi bene, per fare quello che fanno.
Se l’unico motivo per cui lo fanno è la loro tranquillità, voglio dire che la loro vigliaccheria sta facendo del mio Paese un luogo in cui non vorrei che vivesse mio figlio.
Più carino il post del pisello di Adamo, vero?
Federica, a beneficio di quelli che non hanno seguito le nostre interminabili discussioni sull’argomento, perché non ci dici come affronteresti tu la questione, cioé il dilemma se chiunque abbia un posto di lavoro abbia anche automaticamente diritto ad uno stipendio indipendentemente da quello che fa, sia che passi il tempo girandosi i pollici sia che lo passi spaccandosi la schiena o adoperandosi perché la collettività abbia il massimo beneficio dal suo lavoro ?
ovvero: siamo d’accordo che quella di brunetta-contro-il-mostro è una questione ideologica, ma perché a) lui la sta affrontando in modo ipocrita ed ideologico, b) perché è una questione intrinsecamente inaffrontabile e intrinsecamente ideologica o c) perché in realtà non esiste alcuna questione ?
perché – ti dico – quando gli operai vengono a casa mia a fare – che so – un muretto, e questi ci mettono mezza giornata a mettere uno sull’altro 4 mattoni, e poi mi chiedono cinquanta euro all’ora a testa io gli do invece cinquanta cartoni sul muso e gli dico che il ragazzotto serbo ci ha messo due ore da solo e l’ha fatto molto meglio, e gli ho pure dato al mancia perché ha fatto un bel lavoro, è stato bravo. nella vita quotidiana a me pare che la questione ci sia, e ci sia eccome… poi fai le opportune traslazioni di contesto.
Come ho scritto nel post, io non credo che per fare il ministro bastino un grembiule da massaia, una calcolatrice analogica e un cestino di buon senso.
Quindi, chiedere a me come affronterei la questione è fuori luogo.
Sono una cittadina, non un ministro: ho il diritto di dire cosa mi piace e cosa no, e non sono tenuta – com’è invece un ministro, per mandato – a cercare soluzioni.
Il punto del mio post è proprio che non basta un grembiule eccetera.
Non ho mai aspirato a fare il ministro.
Non mi interessa giocare al ministro dal mio blog.
Punto.
Sceglierò una delle tre opzioni che proponi sub a), b) o c) solo quando Brunetta e i suoi – un politico o un ministro, intendo; non tu – mi avranno spiegato (come chiedo nel post) chi sono «i bravi», quando si è «bravi», e che cos’è il «merito».
Infine, credo di non dover rispondere alla domanda se io ritenga che chiunque, purché abbia un posto, abbia diritto allo stipendio anche se non fa niente.
Non è una vera domanda, non merita una risposta.
A ulteriore chiarificazione, poi, non capisco come possa menar scandalo per la nomina a ministro della asseritamente «incompetente» Mara Carfagna chi considera che una cittadina normale come me possa essere chiamata a trovare soluzioni per problemi come quello dell’efficienza delle macchina amministrativa, per esempio.
Se chiunque – perfino io – può risolvere i problemi, perché lei no?
Perché è fi**?